Gli archetipi sono modelli di comportamenti istintuali contenuti nell’inconscio collettivo, sono responsabili delle principali differenze che distinguono le donne fra loro, ed ogni donna è il personaggio principale nell’intreccio rappresentato dalla storia della propria vita.

Ciò che realizza una donna può non avere senso per un’altra: a seconda della dea che agisce in lei, in un essere femminile sono presenti più dee e più la personalità è complessa, maggiore è la possibilità che le dee attive siano più di una; ciò che soddisfa una parte di lei può apparire insignificante a un’altra parte.
Quando nella psiche della donna queste dee sono in competizione, lei deve decidere quale aspetto di sé esprimere e quando, per evitare di trovarsi confusa ed in balia delle proprie indecisioni.

E’ importante sottolineare che l’ambiente sociale, familiare, culturale possono influenzare il manifestarsi nella bambina di un archetipo, anche se è quello principale, e ciò può portare la donna a vivere un senso di inadeguatezza e sofferenza, in quanto deviata dalla sua vera essenza interiore. Le aspettative della famiglia verso la figlia possono rinforzare alcune divinità e reprimerne altre.
Nel momento in cui dee diverse si contendono la supremazia, come accade in periodi di cambiamenti ormonali (mestruo, gravidanza), i “cambiamenti” di dea possono provocare conflitto e confusione.

Studiando le caratteristiche delle singole dee, la donna può rendersi conto che un archetipo che le sarebbe utile, in lei non è ancora sviluppato: è possibile allora “invocare” quella dea, facendo uno sforzo cosciente per avvertirne la presenza, contattandola attraverso l’immaginazione, e quindi chiederne la forza di cui è portatrice.

Gli archetipi femminili prendono in esame la mitologia greca e vengono distinti due gruppi di dee:

1. Dee vergini - Artemide, Atena, Estia

Rappresentano le qualità femminili dell’indipendenza e dell’autosufficienza, gli attaccamenti emotivi non le distolgono da ciò che ritengono importante, non agiscono da vittime e non soffrono.
L’aspetto della dea vergine rappresenta quella parte di donna che l’uomo non riesce a possedere o “penetrare”, non viene toccata dal bisogno di un uomo o dalla sua approvazione, che esiste di per sé interamente separata da lui.

2. Dee vulnerabiliEra, Demetra, Persefone

Rappresentano i ruoli tradizionali di moglie, madre e figlia. Dee la cui identità ed il benessere dipendono dalla presenza, nella loro vita, di un rapporto significativo; ciò che le motiva è la gratificazione del rapporto, approvazione, amore, attenzione. Sperimentano la possibilità di crescita attraverso la sofferenza e spesso reagiscono con vittimismo.

In una categoria a parte troviamo Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, viene definita dea alchemica in riferimento al processo magico o potere di trasformazione che lei sola possedeva.

 

Artemide

Il mito: nota come Diana (dai romani) era la dea della caccia, della luna, della vita selvaggia, molto legata agli animali ed alla natura, con cui era in totale comunione spirituale. Le donne si rivolgevano a lei nel momento in cui partorivano perchè l’aiutassero ad alleviare il dolore, lei che dal dolore non veniva sfiorata.

L’archetipo: agiva in maniera rapida e decisa, per portare protezione e soccorso a chi si rivolgeva a lei, e rapida nel punire chi la offendeva. Si sentiva a suo agio la notte. Personificazione dello spirito femminile indipendente.

La donna: colei che incarna questo archetipo porta in sé un senso di completezza “so badare a me stessa” che le permette di agire da sola. La sua identità ed il senso del proprio valore non dipendono da un uomo, ma da “ciò che è” e ”ciò che fa”. Manifesta molto coraggio nell’affrontare gli ostacoli.
La competitività stimola la sua eccitazione per la ”caccia”. Capacità innata di concentrarsi intensamente su ciò che lei considera importante al fine di raggiungere i propri obiettivi. Si può definire ostinata ed esploratrice. La donna Artemide tende a vivere sentimenti forti in relazione alle cause ed ai principi che sostiene (femministe, attiviste politiche…). Se da piccola viene ostacolata nella manifestazione della sua personalità Artemide, la donna svilupperà un senso di inadeguatezza.
L’età adulta porta questa donna ad aver acquisito un’esperienza sessuale come espressione della sua tendenza ad esplorare, ed a collezionare (caccia) avventure. Anche se sposata mantiene la propria indipendenza, arrivando a costruire un rapporto paritario con il marito.
Predilige lavori che le permettono un avanzamento di carriera, e in cui possa manifestare tutte le sue qualità.

Aspetti negativi: disprezzo per la vulnerabilità, rabbia distruttiva verso le persone che possono veramente ostacolare il raggiungimento di un suo obbiettivo. Spesso questo tipo di donna emana un senso di inaccessibilità, freddezza, spietatezza verso chi le causa un torto; quando vuole raggiungere un risultato utilizza tutte le sue risorse, anche se questo può portare a ferire altre persone.

Aspetti da integrare: la donna deve sviluppare il suo potenziale inconscio, la sua recettività, acquisire la capacità di trasformare l’esperienza vissuta dandole un contenuto personale, e non viverla solamente come una conquista. Dovrebbe imparare ad amare ed a prendersi cura di un altro essere; accettare la vulnerabilità nelle altre persone, senza giudicarle.

Atena

Il mito: dea greca della saggezza e dei mestieri, dai romani detta Minerva. Nota per le strategie vincenti e per le soluzioni pratiche.

L’archetipo: come archetipo, rappresenta il modello seguito dalle donne razionali, governate dalla testa più che dal cuore. Capacità di mantenere il controllo in situazioni difficili o d’emergenza, mettendo a punto strategie adeguate che portano la donna ad agire con la determinazione di un uomo. Dea vergine che però cercava la compagnia e l’alleanza con l’uomo.
Archetipo che porta la donna a tenere sotto controllo gli eventi, a considerare gli effetti e modificare il corso di un’azione nel momento in cui essa appare improduttiva.

La donna: appare obbiettiva, impersonale e capace. La donna Atena è quella che apre il cofano della macchina ed aggiusta il guasto. L’organizzazione le viene naturale, risulta essere una lavoratrice instancabile, predilige i lavori in cui mente e mani lavorano assieme. Colei che incarna questa dea vive nella mente e spesso non è in contatto con il proprio corpo. Se ostacolata da piccola nel manifestare questo archetipo, da adulta può reprimere ciò che prova, ed indossare una corazza protettiva, diventando insensibile ai sentimenti, perché altrimenti non si sente al sicuro.
I rapporti con gli uomini sono più a livello di amicizia o collaborazione, di solito impara a fare l’amore con grande maestria, anche se non sa cosa significhi spingere il corpo fino al limite. Se si sposa crea un rapporto di solidarietà più che un’unione appassionata, diventa la consigliera del marito e non è gelosa, a meno che non venga messo in pericolo il suo matrimonio, se vede che ciò non può accadere accetta anche la presenza di un’amante.

Aspetti negativi: intimidisce gli altri, ha il potere di rendere sterili le esperienze altrui se non le ritiene importanti può trasformare una conversazione in uno scarno resoconto di particolari, essendo molto nella mente; può mostrare mancanza di sensibilità e nasconde la sua vulnerabilità con autorità e critica. Rischia di dedicarsi sempre al lavoro, e di non staccare mai la mente.

Aspetti da integrare: non è mai stata bambina, deve imparare ad affacciarsi alla vita con l’innocenza e lo stupore di un bimbo, imparando a lasciarsi andare alle proprie emozioni attraverso la risata ed il pianto, e accettando anche di farsi abbracciare.

Estia

Il mito: dea del focolare dai romani detta Veste. Presenza avvertita a livello spirituale come fuoco sacro che riscalda e protegge. I rapporti sessuali di una vestale con un uomo profanavano questa dea, e come punizione veniva sepolta viva.

L’archetipo: come archetipo conferisce alla donna un senso di purezza, completezza, portatrice di verità, ed il senso di una visione spirituale profonda. Quest’ultimo aspetto le dona la capacità di concentrarsi sull’esperienza soggettiva interna, la sua percezione avviene attraverso lo sguardo interiore e l’intuizione.
La modalità estiana ci permette di stabilire un contatto con quelli che sono i nostri valori, mettendo a fuoco ciò che è significativo a livello personale.

La donna: ama la solitudine e dedicarsi alla pulizia della casa, attraverso i lavori domestici porta ordine dentro di sé, ed è molto soddisfatta quando tutto è in ordine e pulito.
La donna Estia predilige ambienti religiosi o percorsi spirituali anche rigidi.
Il suo io non è alla ribalta non nutre ambizioni e non è legata a ciò che la circonda, ma al suo mondo interiore. Questo tipo di donna è silenzioso, non invadente, la sua presenza crea un’atmosfera di calore ed ordine che dà un senso di pace. La bambina con questo archetipo che si trova in un ambiente familiare conflittuale, tende a chiudersi nel suo mondo interiore e coltiverà un senso di isolamento.
La sessualità non è un aspetto importante nella sua vita: se sposata nei rapporti intimi non sarà attiva e non ne sentirà la mancanza se rari, manifesta il desiderio di essere cercata, e risulta essere una buona moglie; comunque la donna Estia si sente realizzata anche senza la presenza di un uomo. Nel lavoro non è competitiva e risulta essere molto affidabile.
La pratica della meditazione può gradualmente attivare o rinforzare l’ascendente di Estia, la dea introversa che coltiva il suo mondo interiore.

Aspetti negativi: donna soggetta alla solitudine e all’isolamento. Le manca la capacità di imporre le proprie ragioni se scontenta o svalutata, subendo passivamente ciò che le accade; la solitudine che la donna Estia apprezza molto può diventare abbandono se le persone da lei amate, ignorando i suoi sentimenti, la lasciano. Se privata di sicurezza e stabilità date da situazioni istituzionalizzate, può sentirsi senza protezione (chiesa, matrimonio). Difficoltà ad avere rapporti con gli altri se non è in un luogo a lei familiare, infatti ad una festa può sentirsi goffa, timida, inadeguata.
Fra tutte le divinità, Estia, era l’unica a non essere rappresentata con sembianze umane, le mancava un’immagine o una Persona (*).

Aspetti da integrare: dovrebbe imparare ad esprimere i sentimenti in modo da farli arrivare alle persone che le sono care, arrivando ad acquisire una “Persona”; ed imparando a proporsi in maniera affermativa.
E’ importante che cerchi di slatentizzare il suo “animus”, cioè la sua dimensione maschile interna che può aiutarla a passare all’azione nelle situazioni difficili; questo le permetterebbe di essere chiara e capace di affermare il proprio sentire.
La donna Estia deve fare attenzione a non essere sopraffatta dal suo aspetto intellettivo (logos), che la può portare ad un’indagine scientifica della sua esperienza interna.

(*)Persona: nella psicologia iunghiana, la Persona è la maschera dell’adattamento sociale che l’individuo
presenta al mondo.

Tratto dal libro Le dee dentro la donna scritto da Jean S.Bolen
Astrolabio Edizioni


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