La Figura della Geisha

L'arte della geisha nasce nel periodo di Tokugawa (1600-1868) in Giappone, anche se la geisha in quanto tale compare nell’era dell’Imperatore Meiji (1868-1910). Il termine geisha deriva dalla fusione di due kanji (ideogrammi) che significano "arte" e "persona": da ciò "artista", “professionista nell'arte di intrattenere”. La geisha è l’incarnazione di un canone di raffinatezza suprema (detto Iki) che riassume l'essenza della cultura giapponese; in origine questa figura era costituita da un uomo di piacere , nato per intrattenere uomini d'affari nelle sale da the pubbliche e private. In seguito anche le donne comparvero sulla scena acquisendo sempre più importanza fino a sostituirsi all’immagine maschile. La ragione principale dell'esistenza e del successo delle geisha deve essere cercata nella condizione sociale della donna giapponese relegata in casa e di scarsa educazione, e quindi dalla conseguente noia provata dai mariti, in quanto non avevano accanto una figura con cui confrontarsi e dialogare.


Film Matrix

La geisha compensava una figura femminile poco attraente, assolutamente sottomessa al consorte e totalmente priva di una propria personalità, fornendo all'uomo quell'interesse che egli non riusciva a trovare nella propria casa. Da tutto questo si deduce che la geisha è la donna più affascinante, raffinata e colta di tutto il Giappone. Fisicamente la geisha doveva essere sottile ,slanciata, esile, il volto affilato; le guance pallide come il colore del “fior di ciliegio" e "glaciali al tempo stesso. Per ottenere questo risultato occorrevano molte ore dedicate alla cura del corpo ed era molto importante il trucco: si cospargeva il viso con uno strato di olio, applicando poi un fondotinta rosa e coprendo infine con uno strato di cerone bianco, perché un tenue bagliore rosa trasparisse attraverso il biancore, facendo scintillare la sua pelle. Gli occhi venivano colorati di nero e le lebbra di un rosso intenso, anche i capelli ricoprivano un ruolo importante, infatti erano rigorosamente di un nero lucente e venivano raccolti in particolari acconciature. Queste donne dovevano essere capaci di manifestare tutta una serie di sorrisi dal malinconico al giocoso; la bocca doveva mostrare rilassatezza e tensione assieme, giocando con la mimica delle labbra per ottenere questo risultato. Lo sguardo doveva evocare un sentimento di dolcezza e veniva sapientemente usato per lasciar trapelare una certa civetteria. Anche in inverno i piedi erano tenuti nudi, indossando delle sottili calze e zoccoli di legno, tutto ciò per creare un interesse seduttivo nell’uomo, infatti tutto il corpo era coperto dal kimono e solo le estremità delle gambe erano visibili.

 

 

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Nella geisha niente è dato al caso, tutto era studiato per raggiungere un certo scopo: intrattenere ed affascinare l’uomo, ogni gesto, movimento, postura, atteggiamento era il risultato di anni di studi. Al fine di trasmettere “grazia” attorno a sé, questa particolare figura doveva incarnare la fragilità della carne e la forza dello spirito. La futura geisha veniva tolta alla sua famiglia in tenera età (nove, dieci anni) e fatta entrare in una scuola dove apprendeva tutto ciò che le era essenziale per divenire una figura preziosa ed insostituibile. La geisha imparava a curare al meglio il suo aspetto fisico, ad indossare e portare correttamente il prezioso kimono in seta, che era di colori tenui, poco appariscenti, possibilmente tono su tono, e comunque in sintonia con le stagioni. La raffinatezza di tale abito testimoniava l'agiatezza e il successo della geisha. Il colletto del kimono, sul retro, era sempre tenuto scostato, perché esibire l'attaccatura dei capelli era considerato molto seducente e accendeva l’immaginario maschile. Le veniva insegnato a muoversi con grazia ed eleganza, a servire da bere in modo raffinato, a conversare con intelligenza, a calibrare ogni minimo gesto per renderlo maggiormente elegante. L’apprendistato era molto lungo, fino a diventare una maestra in varie arti: conoscenza della musica degli strumenti tradizionali (come lo shamisen), la danza (nihon buyou), il canto, la recitazione, muovere correttamente e con grazia il ventaglio, la cerimonia del tè (chanoyu), l’arte di scrivere (shodo) e l'arte di disporre i fiori (ikebana). Alle ragazze venivano fatti studiare testi classici e moderni, al fine di diventare estremamente colte per poter sostenere qualsiasi conversazione. Nell’antichità, alla geisha non veniva insegnata l’arte amatoria, in quanto dovendo arrivare vergini al primo incontro professionale, era quindi loro consigliato di non avere rapporti sessuali. Avvenuto il primo coito (mizu age) una geisha, nel corso della sua carriera, poteva avere anche tre o quattro partner sessuali, chiamati "danna" (sposi); sebbene essi pagassero si trattava di una vera relazione. Potrebbe sembrare un ruolo servile, invece le geisha erano trattate con rispetto dai clienti, ricevendo regali, denaro e favori. Tutta questa estenuante preparazione scolastica aveva il fine di allietare le cene noiose dei ricchi uomini d’affari, la loro vera abilità era nel flirtare con gli uomini, farli ridere e sentire a loro agio, facendo attenzione che tutto si svolgesse al meglio senza problemi. Alle sue origini, la geisha era l'esponente di spicco della cultura alternativa, confidente degli uomini più importanti del paese, parte essenziale per il funzionamento della nazione, ed ha sempre rappresentato il ceto aristocratico , non è da considerarsi una prostituta. Se forniva prestazioni sessuali, lo faceva a sua discrezione o come parte di una relazione duratura. Il suo lavoro era come vendere un sogno - fatto di bellezza, romanticismo, ricercatezza, esclusività - ai più ricchi e potenti uomini del Giappone. Generalmente arrivate ad una certa età diventavano le mogli di uomini importanti o comunque facoltosi. Al giorno d’oggi moltissime scuole che preparavano le ragazze a diventare geisha sono state chiuse, non c’è più molta richiesta in quanto gli anni di formazione sono sempre molto lunghi e complessi e le nuove generazioni non gradiscono intraprendere questa strada. Da ciò finora detto si deduce che la geisha era la massima espressione giapponese dell’essere donna, e sicuramente un modo diverso di interpretare questo archetipo, era ritenuta un gioiello prezioso, da ammirare ed apprezzare.

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